20 agosto 2014

Suggestioni neoteniche ad Acerenza

odissea20011

Nicodemo gli disse:
Come può essere generato un uomo già vecchio?
Può forse ritornare nel grembo della madre e nascere?
(Giovanni 3,4)

8ep1[1]

La progressiva umanizzazione delle testine nella cripta della cattedrale non termina semplicemente  con la formazione di un volto umano ma sembra seguire un  percorso ontogenetico a ritroso involvendo verso un volto infantile.  Il prodotto di questo “processo neotenico” sembra  infatti il viso di  un bambino.

Nel 1884 l’antropologo tedesco Julius Kolman [1]utilizzò per la prima volta il termine “neotenia” per indicare il mantenimento allo stadio adulto di caratteristiche infantili. L’uomo a differenza delle scimmie antropomorfe nella fase adulta conserva molti tratti fisici del periodo fetale come” la faccia poco pronunciata, la riduzione dei peli corporei, la forma dell’orecchio esterno, la posizione centrale del foramen magnum alla base del cranio, il cervello sviluppato, la persistenza delle suture craniali fino all’età avanzata, la struttura delle mani e dei piedi, la persistenza delle grandi labbra, la vagina orientata verso il basso, la variazione della dentizione[2]. Questa tendenza evolutiva alla “fetalizzazione” fu studiata agli inizi del secolo scorso da Louis Bolk, docente di Anatomia all’Università di Amsterdam, il quale  nel 1926 presentò alla XXV Assemblea della Società di Anatomia di Friburgo un rivoluzionario lavoro dal titolo “Il problema dell’ominazione”. La teoria della fetalizzazione spiega il risultato evolutivo della forma umana come un ritardo di maturazione rispetto ai primati. L’immagine seguente illustra lo sviluppo del cranio delle scimmie e delle scimmie antropomorfe verso la forma adulta.

Nuovo-documento-42_2-212x300[1]I disegni mostrano che spostandosi verso la forma adulta il cranio assume sempre più un aspetto vecchieggiante (sviluppo gerontomorfico). Nella prossima figura è possibile invece confrontare in sezione il cranio di un neonato di uomo con quello di un adulto. Suggestioni neoteniche ad Acerenza

Se si escludono le variazioni di dimensione non compaiono rilevanti cambiamenti di forma. Inoltre confrontando questa figura con quella precedente si può notare che la testa umana assomiglia a quella della scimmia allo stato fetale. Ciò ha indotto a ipotizzare che “gli umani, col cranio più arrotondato e la fronte pressoché verticale senza sporgenze sopracciliari, possono essere derivati dalla serie di forme giovanili, non da quella delle forme adulte (da Beer, 1964)”.

Anche se nell’uomo il cranio  conserva evidenti aspetti neotenici il dato più rilevante riguarda l’encefalo che conserva notevoli  tratti di immaturità e quindi di plasticità. Le reti neurali cioè non maturando del tutto possono modificarsi con l’esperienza. Tutto ciò nell’arco del percorso  evolutivo  ha prodotto  “i processi mentali metaforici” che sono peculiari della specie umana. Attraverso questi processi l’uomo ha cominciato ad organizzare  in forma di mito l’ambiente caotico in cui viveva, nasceva così il pensiero magico-religioso. E ovvio che le testine di Acerenza non rappresentino alcun tipo di teoria scientifica, ma la suggestione del processo di metamorfosi evoca queste ed altre riflessioni.  In alcuni animali la perseverazione allo stato giovanile rappresenta una forma di protezione verso condizioni ambientali proibitive. axolotl

Esiste una salamandra, l’Axolotl il cui nome evoca il mito Azteco del dio della trasmutazione, che persevera alla forma giovanile di pesce al fine di condurre un’esistenza acquatica sicuramente più vantaggiosa. Si trasforma in  salamandra quando le  condizioni di siccità la obbligano a  procurarsi il cibo fuori dall’acqua.   Il concetto di neotenia ha stimolato la fantasia di scrittori, registi e persino editori di fumetti. I disegnatori di topolino[3] nel corso degli anni ne hanno modificato la forma secondo un processo di tipo neotenico. topolino[1]

Le gambe e le braccia sono diventate progressivamente  più paffute, il volto ha assunto un aspetto più giovanile col muso meno allungato, gli occhi di dimensioni maggiori, le orecchie spostate indietro dando alla fronte un aspetto prominente proprio come quella dei bambini e direi anche della Testina di Acerenza.

Nel romanzo del 1939 “Dopo molte estati muore il cigno” Aldus Huxley narra la storia di un miliardario che, non accettando la vecchiaia, chiede al suo medico di procurargli la ricetta dell’immortalità. Il titolo del romanzo è tratto da un verso della poesia “Tithonus (Titone)” di lord Tennyson[4], ispirata al personaggio mitologico al quale Zeus concesse l’eternità ma non l’eterna giovinezza. Il personaggio del romanzo infatti ottiene di vivere a lungo ma si trasforma progressivamente in uno scimpanzé. Per Huxley infatti questo è il prezzo che l’uomo dovrebbe pagare se continuasse a vivere senza mantenere i caratteri giovanili. Haxley nel romanzo immagina cioè il processo ontogenetico come una forma inversa della filogenesi.

Negli anni venti del novecento comparvero due curiosi racconti in cui si immaginava una vita a ritroso. Nel primoil protagonista, Benjamin Button,  nasce con l’aspetto di un ultraottantenne   ma dopo venti anni appare  ringiovanito come cinquantenne e si iscrive all’università di Yale. Un giorno, dopo un’ulteriore ringiovanimento, viene precettato dall’esercito statunitense a combattere la Grande Guerra. dopo altri anni, oramai poco più che infante perde la memoria della sua  maturità e si ritrova a giocare con  suo nipote;  infine, diventato neonato, giace in una culla bianca mentre tutto diventa buio e svanisce “anche il profumo caldo e dolce del latte[5]. Il secondo racconto già dal titolo, “Il bambino suicida[6],  anticipa la scelta del protagonista che decide di opporsi al suo destino di uomo che si consumerà “poco a poco fino a trasformarsi in una sanguisuga , poi in un grumo minuscolo e infine in un piccolissimo seme…”. Il genio di Kubrick nel film “2001: odissea nello spazio” ci ha lasciato una immagine neotenica molto suggestiva.  Nella scena finale il protagonista si vede  invecchiare e seguire poi i diversi stadi della propria vita fino oltre la vecchiaia quando vede se stesso rinascere in forma di “feto cosmico”.

odissea2001[1]

Si intuisce che ha subito una accelerazione evolutiva diventando un essere superiore. La musica che evidenzia questa estrema metamorfosi è l’inizio del poema sinfonico di Richard Strauss “Così parlò Zarathustra”.  Con questo richiamo musicale e filosofico, la vita del protagonista si chiude in modo circolare.  Il lavoro di Nietzsche fu citato anche da Louis Bolk “andrai in rovina per le tue virtù”, quando nella sua conferenza del 1926 per spiegare la teoria della fetalizzazione affermò che “più l’umanità progredisce verso l’umanizzazione, più si avvicina al fatale punto in cui andare avanti significa annientamento”.

Dott. Angelo Schiavone 

 


[1] Julius Kollmann (1834 – 1918).  Istologo, embriologo ed antropologo tedesco, elaborò una teoria secondo la quale l’uomo e le scimmie antropomorfe avrebbeva avuto un progenitore comune.

[2] Raffaele Menarini, Gabriella Neroni, “Neotenia. Dalla psicoanalisi all’antropologia”. Ed.  Borla  2002.

[3] Da Stephen Jay Gould, in “Il pollice del panda” Ed riuniti, 1980, “Omaggio di un biologo a Topolino” (pp  117-118).

[4]Il bosco invecchia, il bosco invecchia e cade,
la bruma scioglie in lacrime il suo peso,
lavora l’uomo i campi e vi è sepolto,
dopo copiose estati muore il cigno.
Me solo l’immortalità consuma
atroce: invanisco nel tuo abbraccio,
qui nel quiëto margine del mondo,
sogno d’ombra canuta che percorre
i luoghi sempre immoti di Levante,
foschie addensate, sale del mattino…”

[5] Il racconto “Il curioso caso di Benjamin Button” è del 1922 e fu scritto da Francis Scott Fitzgerald per la rivista “Collier’s” e poi inclusa nei “Racconti dell’età del jazz”.

[6]Il bambino suicida” è un racconto di Rafael Dieste pubblicato nel 1926 nella raccolta “Dagli archivi del drago”.

 

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